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In Italia sono presenti circa una ventina di allevamenti di visoni, collocati in campagna in luoghi preferibilmente umidi per favorire la morbidezza del pelo. Qui vicino a Dovera, Capralba, Misano (due), Offanengo e Credera Rubbiano. Sono costituiti tipicamente da capannoni aperti ai lati ma posti in modo che la pelliccia sia protetta dal sole, che tende ad arrossirla. All’interno sono sistemate le gabbie che contengono gli animali, poste in batteria per facilitare il lavoro dell’allevatore, interamente in rete metallica e rialzate da terra. Le gabbie per legge misurano 36×70 cm e sono alte 45 cm, con più esemplari all’interno. Il tutto cinto da una rete a cui è fissata una lamiera per impedire l’eventuale fuga di qualche visone uscito dalla gabbia. Questi animali si differenziano in riproduttori/fattrici oppure esemplari giovani. 
Se sono riproduttori o fattrici vivono in queste gabbie per tre, quattro anni, fino a quando generano figliate con un pelo scadente o si ammalano e quindi, di conseguenza, vengono uccisi e scuoiati anche loro. I loro cuccioli invece sono destinati subito a questo scopo, solo alcuni avranno il destino dei genitori e di conseguenza verranno in un primo momento risparmiati così da poterli far riprodurre gli anni successivi. Nel mese di marzo il visone femmina viene introdotto nella gabbia del maschio. Nei mesi di aprile-maggio nascono i piccoli. Il livello di stress è talmente alto che basta un rumore sospetto unito alle condizioni innaturali di vita per far sì che la madre divori la propria prole. Verso luglio i visoni sono cresciuti e vengono separati dalla madre per evitare zuffe che rovinerebbero il pelo. Il cibo viene somministrato direttamente sopra la gabbia, un miscuglio di farina di grano e frattaglie di pollame e pesce, che i visoni leccano tra le maglie della rete e a cui sono aggiunti a volte farmaci e psicofarmaci per inibire lo stress, i comportamenti stereotipati e nei casi più gravi le automutilazioni, comportamenti direttamente collegati alla mancanza di libertà. Questi splendidi animali non toccano mai l’erba e l’unico contatto che possono permettersi con l’acqua è attraverso un beverino che ne rilascia poche gocce. Questo singolo particolare comporta già un tormento e una fonte di disperazione perché l’acqua è per i visoni un elemento naturale fondamentale, capaci come sono di nuotare per chilometri in un giorno. Infine, nel mese di dicembre, all’età di circa 8 mesi, sono uccisi con metodi studiati per non rovinare il pelo: – camera a gas a base di Biossido o Monossido di Carbonio (scatolone in cui tramite un tubo viene immesso il gas di scarico del trattore) Di solito i visoni prima di essere gettati nella camera a gas non vengono storditi, completamente coscienti si ritrovano ammucchiati in mezzo ai propri fratelli attendendo la morte che può arrivare anche dopo qualche minuto. – dispositivi meccanici che perforano il cervello – rottura delle ossa cervicali – iniezione letale

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