Diritti degli animali (da reddito) il convegno di Animal Law (parte 1)

Il 24 gennaio presso la Fondazione Forense si è  svolto l’incontro organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Milano e da Animal Law dal titoli La tutela penale degli animali a 15 anni dalla Legge 189/2004.
Come ha correttamente ricordato il garante di Mialno Paola Fossati, si tutelano tutti gli animali, non solo i cani, ma anche i selvatici, che sono a tutti gli  effetti “dei cittadini che vanno tutelati nella salvaguardia dei loro interessi.”. Il che ha aperto la strada a un incontro che ha trattato principalmente degli animali da reddito, probabilmente spiazzando gli avvocati presnti che si immaginavano un inconto in cui imparare come fare soldi con le cause tra condomini…

Alessandro Ricciuti, presidente di Animal Law, ha ricordato a sua volta che gli animali non sono soltanto cani e gatti e che la Legge penale si applica a tutti gli animali al di là della specie. Ad esempio, è punibile il proprietario di un cavallo che è stato dopato. Però è vero anche – ha aggiunto Ricciuti – che la norma penale prevede eccezioni in materia di caccia, pesca, macellazione, trasporto, allevamento, sperimentazione e circhi, seppure la Cassazione chiarisce che tutti gli animali possono essere vittime di maltrattamento.

“È ipocrita: si ammette lo sfruttamento dell’animale (richiami vivi, animali nei circhi) ma … con moderazione”.

Ii garante dei diritti animali della Regione Piemonte Enrico Moriconi ha sottolineato che è importante anche avere comportamenti verso gli animali che siano coerenti con le loro caratteristiche etologiche. Attualmente, però, la valutazione del malessere dell’animale o del suo maltratamento è delegata solo ai medici veterinari (formati per lo più sulla anatomia animale) non agli etologi.

Insomma Moriconi ha di fatto confermato che quando il veterinario e consigliere comunale di Pandino ha sostenuto, nel 2017,  che gli animali del circo non soffrono non è magari che avesse torto ma di certo non aveva titolo e competenze per sostenere ciò . Infatti gli animali hanno necessità di esprimere i propri bisogni fondamentali. Diversamente, esso manifesta una situazione di stress a causa dello sforzo eccessivo di adeguarsi all’ambiente. Lo stress può rendere l’animale meno produttivo (minore crescita ponderale o minore produzione latte o minore riproduttività). Di norma in questi casi si somministrano antibiotici per ovviare al problema.

Spesso, il veterinario non ha il coraggio di segnalare il dolo che ha rilevato, o non sa riconoscere gli atteggiamenti ossessivi o lo stress dell’animale.

Lo stress è stato riconosciuto in alcune sentenze ecenti:  al Tribunale di Cuneo due fratelli allevatori residenti a Vignolo sono stati accusati di aver sottoposto a sevizie, lasciandoli senza acqua e cibo ed in condizioni al limite, 51 bovini di loro proprietà. Duirante l’iospezione si è rilevata la presenza di 14 carcasse di animali deceduti, presumibilmente per inedia ed incuria. I bovini giacevano in parte all’interno della stalla, dove il pavimento era coperto da uno strato di circa 50 cm di deiezioni, ed in parte all’aperto, semisepolti dalla neve. Di alcune carcasse restavano soltanto le ossa. I 37 capi vivi, che si trovavano nella neve, all’esterno della struttura, non avevano a disposizione né acqua né fieno e tre di essi erano sprovvisti di marchi auricolari di identificazione.

 

 

 

A Scalenghe, sono stati ritenuti colpevoli anche di violenza du animali i tre proprietari degli allevamenti, di 36, 50 e 62 anni, il veterinario di 53 anni, i tecnici dell’azienda di 45 e 57 anni e un’impiegata di 44 anni che ha falsificato i documenti necessari per avviare gli animali al macello. Essi somministravano
agli animali farmaci cortisonici e steroidi sessuali, per ostacolare l’identificazione e movimentazione degli animali, e sostituivano le marche auricolari e i documenti necessari al tracciamento dei capi di bestiame.

Il Tribunale di Asti nel 2012 ha condannato in primo grado Caroli Desirèe, Circo
Karoli, per le zebre nella neve ad Alba. Sequestrati gli animali di Martin Show e del circo Krones, a Sassari.

Il Circo Victor è stato condannato in via definitiva per detenzione incompatibile, perché “deteneva animali, e segnatamente pitoni ed anaconda, un leone marino, n.4 alligatori, degli istrici africani, alcuni esemplari di rapaci ed altri volatili in gabbie ed in altre strutture di contenimento, inadeguate ed incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze”.

Vi è poi la sentenza Green Hill e Circo Medrano perché “senza necessità, cagionava lesioni psico-fisiche ad animali anche esotici ricoverati presso lo stesso circo dato che li sottoponeva a comportamenti incompatibili con le loro caratteristiche etologiche”. In particolare – scrive la LAV – gli elefanti erano detenuti in ambienti spogli e privi di arricchimenti ambientali capaci di fornire stimoli, senza zone ombreggiate per il riposo, costretti a sopportare le gelide temperature invernali in ambiente senza riscaldamento, nonostante la normativa preveda almeno 15° di temperatura. Assenti anche lettiera o materiale assorbente, e luoghi per bagni d’acqua. Uno dei tre elefanti, inoltre, manifestava un atteggiamento stereotipato, dondolando incessantemente in avanti e indietro, indicatore di stress cronico e sofferenza.

Anche il canguro presentava comportamenti stereotipati provocati da una grave situazione di stress psicofisico, incrociando le zampe anteriori e stringendole allo sterno, talvolta utilizzandole per grattare la parte dorsale superiore dell’arto opposto. Le tigri, invece, erano segregate in gabbie allestite sull’asfalto senza alcun isolamento e protezione, e camminavano ossessivamente avanti e indietro lungo il perimetro della gabbia, mentre i rettili, ma anche ragni e scorpioni, erano prigionieri in teche sottodimensionate senza verde o rami per riprodurre l’habitat.

Vi sono poi il sequestro all’allevamento di pappagalli nei pressi di Novara, di dromedari e tucani a Voghera, di asini a Rosati, di cani all’allevamento Amico
Cane di Isola della Scala, dove molti animali soffrivano di dermatiti, otiti, parodontiti, ernie, ulcere, lesioni cutanee ed oculari, tumori mammari, diarrea profusa e parassitosi; il canile Cascinale San Francesco a Oppeano, dove veniva sia disincentivata costantemente l’adozione dei cani in custodia, sia comunicato ai Comuni con grave ritardo l’avvenuto decesso o adozione, lucrando quindi sui contributi erogati dalle pubbliche amministrazioni per il mantenimento giornaliero degli animali” (ma questa storia è andata a finire male).  Sequestrati anche gli uccelli da richiamo dell’allevamento Lugoboni Livio Augusto, località Quinzano, Verona. Purtroppo, in Lombardia sono stati autorizzati 19mila esemplari di richiami vivi: cesena (5.100), merlo (2.809), tordo bottaccio (5.619) e tordo sassello (5.472). (“La cattura di richiami vivi è stata definita dalla stessa ISPRA come un servizio che la pubblica amministrazione deve rendere ai cittadini cacciatori e viene esercitata in numerosi Paesi europei nei confronti di specie cacciabili in buono stato di conservazione“, ha detto il consigliere regionale Floriano Massardi della Lega Nord eletto nella ciorcoscrizione di Brescia. Hanno votato a favore del provvedimento Lega, Forza Italia, FdI e la Consigliera del PD Antonella Forattini, della circoscrizione di Mantova).

 

Sono, tutti questi, casi in cui il veterinario Ats aveva dato il nulla osta senza rilevare anomalie.

Allo stesso modo, secondo Moriconi, non è il caso per esempio che negli allevamenti sia il veterinario dell’azienda a dare verifiche sullo stato di benessere degli animali, perché,  qualora un problema ci fosse, quel veterinario è colui che il problema non lo ha mai visto (esempio i maiali della San Daniele: che soffrono lesioni e infezioni, che hanno disperato bisogno di cure veterinarie e in alcuni casi sono troppo deboli per muoversi; insufficienti sistemi di ventilazione e di acqua; strutture sporche e talvolta infestate dai topi; scrofe incinta senza accesso all’acqua; maiali costretti a restare in piedi nelle proprie feci e urine; animali a cui è stata tagliata illegalmente la coda; carcasse di porcellini e di feti abbandonati.). Esiste il medico veterinario ufficiale di Polizia Giudiziaria, che di norma è il veterinario della Ats che a volte conosce la situazione che deve verificare,  e la tollera.  Non è quindi consigliato affidare quel ruolo al veterinario ATS.

Su dove vanno a finire gli animali sequestrati, parleremo nel prossimo articolo.

Quindi l’avvocato Maria Cristina Giussani ha trattato della legislazione speciale ovvero delle norme minime relative a trasporto, macellazione, caccia pesca, allevamenti, circhi e vivisezione che ho già citato in precedenza.

Si è focalizzata su macelli e laboratori di sperimentazione perché “sono i luoghi in cui l’abuso di consuma più facilmente. In primis perché gli interessi relativi reddito e consumo sono reputati più importanti del benessere, e in secondo luogo perché spesso questi posti sono isolati ed è difficile l’attività di controllo da parte degli attivisti“.

Ha poi citato alcune sentenze.

La Sentenza del 2015 relativamente alle sevizie alla mucca Doris, un bovino destinato alla macellazione incapace di deambulazione, spinto con la pala di un trattore e poi calpestato dai due addetti alle pulizie e dai quattro trasportatori.
Il tribunale di Cuneo nel 2010 aveva condannato queste sei persone. La corte di appello confermava nel 2013 la sentenza.

La mucca, non più in grado di camminare, era stata spinta lungo il pavimento con l’ausilio della pala di un trattore, caricata sulla pala e sollevata, trascinata, schiacciata tra il camion e la rampa, picchiata, calpestata sulle mammelle e fatta rotolare nel camion chiudendo la rampa del camion mentre lei vi giaceva sopra. Inoltre era stata gravemente maltrattata con un pungolo elettrico in varie parti del corpo ­ compresa la zona ano-genitale, particolarmente ricettiva al dolore ­ nonostante fosse ovvio che l’animale non era in alcun modo in grado di alzarsi

Il Tribunale di Brescia 13 febbraio 2017 si è pronunciato riguardo allo scandalo del macello di Ghedi dove è stato documentato il trascinamento con corde e catene tramite mezzi meccanici degli animali. Tra i colpevoli anche i due veterinari dell’Ats, ovvero il tribunale ha riconosciuto il ruolo di garanzia del veterinario che ha l’obbligo di intervenire quando ha notizia di maltrattamento.

A Frosinone sono stati ritenuti colpevoli gli operatori del macello in cui i vitelli venivano gettati dai camion e presi a pugni. I bufalini vengono lanciati per aria, maltrattati con il pungolo elettrico o decapitati da vivi, operai che trascinavano gli animali per la coda o per le orecchie alla linea di macellazione. Il tutto è stato filmato da Free John Doe (Il valore commerciale dei bufalini è praticamente zero, sono infatti considerati “scarti di macellazione” (niente carne o latte) e per questo gli investimenti sulla macellazione sono minimi: la procedura deve costare poco: di nuovo il sistema frega se stesso: se deve costare poco, lo si fa velocemente, quindi male)

Legambiente, CIWF Italia e Animal Law stanno facendo pressione politica per ottenere la videosorveglianza nei macelli, per tutelare gli animali, ma anche lavoratori, veterinari e consumatori.

Ma Giussani ha ricordato che “in altri luoghi la violenza non è così inaudita, gli animali sono solo abbandonati a loro stessi o non nutriti o non viene loro fornita acqua” e in questi casi la Legge spesso non li difende.
Sì veda il caso della Fattoria delle Coccole di  Appiano Gentile dove sono stati sequestrati dieci animali (maiali e cinghiali) e contestati i reati di maltrattamento e detenzione incompatibile con la natura degli animali. E dove finiscono questi animali… ? … ne parliamo nel prossimo articolo.